Blog Archives

Home Posts by “Redazione
il cavallo esce dalla nebbia

Il cavallo in America: un ingresso o un ritorno?

Comments off

Il cavallo in America. Anche il continente americano ha avuto i suoi cavalli preistorici molto prima dei conquistadores. Seguiamone le tracce.

i cavalli nella preistoria

Il cavallo in America: dalle nebbie delle foreste pluviali, appare il cavallo primordiale

Per la rubrica “Il cavallo nella storia: un percorso affascinante”, abbiamo scelto una visuale un po’ diversa, diciamo meno eurocentrica.

Vogliamo parlarvi di un tempo e di un luogo in cui l’antenato del cavallo calpestava con i suoi piedi ancora privi di zoccoli, il suolo americano. Zampe forti e slanciate, lunghe e folte criniere al vento, mantello lucido e raso, muso allungato con grandi occhi? Nulla di tutto ciò: il cavallo primordiale aveva un muso corto, denti piccoli, non abbastanza forti per brucare le erbe ruvide. Era poco più grande di un gatto, con le zampe corte e con quattro dita per ciascuna: insomma più simile a Hi-Oh di Winnie the Pooh che a Ribot.

Comparve dopo l’estinzione dei dinosauri, circa 50 milioni di anni fa, e si ambientò subito molto bene insieme agli altri equidi tra le nebbie delle paludi e nelle foreste pluviali.

Poi, durante il Miocene, il clima si fece più secco e le paludi cedettero il passo alle praterie. Allora l’Eohippus, (così si chiamava), lasciò le brume delle paludi e comparve gradualmente, sempre più nitido, nei nuovi spazi aperti. In quegli spazi doveva allungare il collo e il muso per brucare dagli alberi e poteva correre per gli spazi aperti: comincia ora la trasformazione del muso, dei denti, del collo e della zampa che si muterà in zoccolo.

Il cavallo in America. L’essere antropomorfo che conquistò un continente

Tutti noi abbiamo studiato la storia partendo dall’Europa. Da questo punto di vista sembrerebbe che il cavallo sia stato introdotto in America dagli europei, in particolare dai conquistadores spagnoli. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo studiato lo stupore degli indigeni americani, le cosiddette popolazioni precolombiane, quando videro quelli che sarebbero diventati i loro conquistatori, nonché sterminatori, a cavallo.

Immaginiamo un mercante azteco che si inerpica in una fitta foresta su per la Sierra, vestito di indumenti di dura agave, che si imbatte all’improvviso in un soldato spagnolo a cavallo.

Avrebbe visto una bestia altissima, per metà umana, con due teste. Una, grande e protesa, ricoperta di pelo corto e lucido, l’altra, di uomo. Un uomo molto diverso da lui, con la pelle bianca, la barba folta e, magari, gli occhi celesti. Tutto il corpo della bestia luccica di un insolito materiale grigio. Pensa alla sorpresa, allo sgomento, misto di paura, che deve aver provato…

Questo dev’essere stato il primo incontro tra un indigeno americano e un cavaliere spagnolo. Incontro/scontro perché, di lì a poco, queste due civiltà così diverse tra loro in quanto vissute per secoli separate, collideranno e lo scontro sarà detonante.

Il cavallo era un animale che non avevano mai visto e che, quindi, interpretavano come tutt’uno con il cavaliere. Una sorta di centauro che, ai loro occhi ancora pieni di mito, appariva come un’entità divina. All’arrivo degli spagnoli, infatti, gli unici mammiferi di grossa taglia dell’intero continente americano in parte addomesticabili, erano il lama e l’alpaca.

Non appena questo essere sconosciuto e “antropomorfo” cominciò a sparare, ne compresero tutta la potenza distruttrice, cominciarono a temerlo e poi a combatterlo.

centauri

Ma lo sapevi che il cavallo aveva già calpestato la terra americana tanto, tanto tempo prima dell’arrivo degli spagnoli? Molti studiosi ritengono, addirittura, che il cavallo sia comparso prima proprio in America settentrionale, per poi passare in Asia e in Europa.

Il cavallo in America. La preistoria dei cavalli nelle Americhe: luoghi diversi in tempi lontani

Facciamo ancora un salto indietro e torniamo al nostro antenato del cavallo nel continente americano.

Quando? L’uomo c’era già, ma non sapeva ancora esprimersi con la scrittura: siamo, dunque, in piena preistoria. Il cavallo condivideva l’ambiente della prateria con poderosi mammut dal pelo folto e lungo, enormi orsi, nervosi rinoceronti. Ma anche feroci tigri con lunghissime zanne, moltissimi lupi che attaccavano le prede in grandi branchi. E ancora bisonti dal pelo lunghissimo e animaletti di piccola taglia come castori e volpi.

Gli animali si guardavano l’un l’altro con sospetto per capire ad ogni incontro quale sorte toccasse loro: se quella della preda o quella del predatore. Tutti, comunque, legati allo stesso sottilissimo filo, quello della sopravvivenza.

I cavalli, dalle praterie americane verso la tundra asiatica

Durante il lunghissimo periodo preistorico, uomini e cavalli non avevano ancora fatto amicizia, ma questi ultimi galoppavano già sul suolo americano, quindi ben prima dell’arrivo degli spagnoli.

Lo sguardo dei cavalli, nelle aperte praterie, poteva arrivare lontano, e ciò permetteva loro di accorgersi per tempo dell’arrivo delle grandi tigri, degli eserciti di lupi, di fuggire e preservare la specie.

Poi è successo qualcosa: alcuni branchi di cavalli cominciarono a spostarsi e, attraverso il ponte di terra dello stretto di Bering, oltrepassarono la porta che apre all’Asia.

Entrarono così nella Beringia, un territorio che, allora, non conosceva il gelo neanche nei periodi più freddi e per questo rappresentava una ricca e importante fonte di cibo per qualunque animale lo popolasse. Compresi i cavalli giunti dall’America che da qui si divisero in due grandi migrazioni: una si diresse verso le steppe dell’Europa, dove più tardi, probabilmente, vennero addomesticati per la prima volta. L’altra migrazione si diresse verso l’India e l’Africa dove avremmo potuto vederli correre tra le montagne e i fiumi delle savane.

Verso l’estinzione dei cavalli nel continente americano

E in America? I pochi cavalli rimasti furono sempre meno numerosi fino ad estinguersi del tutto. Ma per quale motivo? I paleontologi non hanno ancora rintracciato i motivi che spinsero i cavalli a lasciare il continente americano.

Non fu certo a causa del freddo perché quelli che erano migrati riuscirono a sopravvivere a temperature ancora più basse. Piuttosto si pensa che, quando il clima si fece più temperato, aumentò la vegetazione, quindi le foreste, poco frequentate dai cavalli – come dagli uomini – perché per loro più insicure.

Tra piante e arbusti intricati, certo il loro sguardo non riusciva più a spingersi lontano come nelle grandi praterie e, probabilmente per questo, divennero facili vittime dei predatori. Tra la folta schiera dei predatori, se ne aggiunse uno, quello più temibile, l’uomo. Armato di bastoni e punte di lance ben forgiate e letali, indossava una pelle non sua e dava loro una caccia insolita, diversa e senza tregua.

Come nel giro di un tempo relativamente breve si sono estinti il bufalo delle praterie e il merluzzo dell’Atlantico, così sembra che anche l’estinzione del cavallo in America sia avvenuta in tempi piuttosto rapidi.

Che si sia estinto per questi motivi o per altri, sta di fatto che per almeno diecimila anni i cavalli non si fecero vedere nel continente americano.

Passarono i millenni e, con loro, le ere, fino ad entrare nella storia vera e propria, quando i discendenti di quei cavalli tornarono nel continente americano, a bordo delle caravelle, sospesi nelle imbracature.

Il resto è storia, una storia di guerra, ma anche del duraturo e inscindibile sodalizio tra cavalli e uomini.

Nel prossimo articolo della nostra rubrica storica, torneremo a portarti al galoppo, alla scoperta del cavallo in altri ambienti e in altri tempi meno nebbiosi.

Un viaggio nella storia della costruzione ma anche della distruzione delle civiltà, che fece del cavallo un’icona metafisica e spirituale.

i sussurratori

Sussurrare ai cavalli

Comments off

Sussurrare ai cavalli. Per la rubrica “Dall’animazione all’Action figure, un mondo a cavallo”, vi ricordiamo un film molto caro ad amazzoni e cavalieri: “L’uomo che sussurrava ai cavalli“.

locandina sussurrare italiano

“L’uomo che sussurrava ai cavalli”. Un film di successo: per sapere qualcosa di più sul cavallo

Per la rubrica “Dall’animazione all’Action figure, un mondo a cavallo”, abbiamo scelto per tutti gli amanti del cavallo…e del cinema, un film di Robert Redford alla sua quinta regia: “L’uomo che sussurrava ai cavalli”.

Consigliamo, a chi non l’avesse ancora visto, di regalarsi tre ore in compagnia di questo film che vede tra i protagonisti Pilgrim, lo splendido purosangue, vera metafora e simbolo della vita.

Attorno a lui, lo stesso Robert Redford, Sam Neill, Kristin Scott Thomas, Scarlett Johansson e Chris Cooper. Un cast d’eccezione, dunque, per questo film del 1998.
Il romanzo di Nicholas Evans, pubblicato un anno prima, da cui trae ispirazione il film, viene raccontato fedelmente da due sceneggiatori di prim’ordine, Eric Roth e Richard LaGravenese, che indulgono a qualche libertà solo nel finale forse, addirittura, migliorandolo.

Se non hai avuto ancora il piacere di vedere questo film, ti riassumiamo la trama che darà lo spunto per approfondire il tema su coloro che preferiscono sussurrare ai cavalli piuttosto che gridare comandi.

Sussurrare ai cavalli: il dramma familiare

Il film inizia in una bella e ricca campagna vicino a New York dove Pilgrim, l’amato cavallo della giovane Grace MacLean (interpretata dall’allora quattordicenne Scarlett Johansson), è vittima di un incidente. Ne uscirà gravemente ferito e, insieme a lui, anche la sua amazzone che lo cavalcava.

Scarlet Johanson

Grace, sopravvissuta, perde una gamba e il dramma si fa più profondo anche perché, in quell’incidente, perde la vita la sua cara amica. Da quel momento, l’esistenza di Pilgrim non sarà più la stessa. Il sogno americano della famiglia di successo si infrange e la famiglia si disintegra: Grace e sua madre Annie (Kristin Scott Thomas), rimarranno sole…con Pilgrim.

La cornice della campagna fuori dalla città newyorkese non è poi più così confortante. C’è bisogno di spazio, di aria, di natura, magari selvaggia, istintiva. E allora la svolta: per volere di Annie Maclean, la madre di Grace, la famiglia da cui nel frattempo si è allontanato il marito, si trasferirà in una fattoria nel Montana.

È qui che tra gli scenari maestosi, dal sapore “Marlboro Country”, le donne e il cavallo incontreranno Tom Booker (interpretato da Robert Redford).

robert redford

Convinta che la “guarigione” della figlia sia strettamente legata al rapporto con il suo amato cavallo, Annie rifiuta l’abbattimento di Pilgrim e inizia una collaborazione che si rivelerà salvifica con Tom, “l’uomo dei cavalli”.
A questo punto il film si trasforma in una sorta di western moderno alla ricerca della possibilità, ormai estrema, di trovare un (difficile) compromesso tra famiglia/vita e felicità.

Sussurrare ai cavalli: il tempo per guarire le ferite

Il ritmo lento e cadenzato riporta al tempo della vita e, soprattutto, della guarigione del corpo e dell’anima. Un ritmo che scandisce diversamente il tempo della città rispetto a quello delle praterie del “Big Sky Country”. Nelle tre ore di film, il regista cerca proprio di spiegare questa dimensione.

Forse un film discutibile per alcune scelte che possono apparire troppo “sentimentali”. Per noi spettatori amanti del cavallo, questa sarà l’occasione per comprendere meglio il sodalizio millenario tra cavalli, amazzoni e cavalieri… e qualcosa di più.

Qual è il tempo per curare le ferite del corpo e dell’animo di un cavallo? E per guarire una persona? Quanto tempo è necessario per lenire quei dolori che non passano?
Curare è una vocazione, è un dono: per le ferite del corpo e per quelle più profonde, c’è bisogno di tempo, di un tempo lungo e paziente.

curare le ferite

Gesti lenti, dolci che sussurrano conforto, comprensione e che hanno a che fare con il nutrimento, l’accudimento, l’amore.
“Un milione di anni prima dell’uomo pascolavano sulle vaste praterie solitarie vivendo di voci che solo loro riuscivano ad ascoltare. Conobbero l’uomo come la preda conosce il cacciatore, perché prima di usare i cavalli per il suo lavoro, l’uomo li uccideva per la carne.
L’alleanza con l’uomo sarebbe stata sempre fragile perché il timore che egli aveva instillato nei loro cuori era troppo profondo per poterlo rimuovere.” Così Annie Maclean, introduce il suo progetto per la guarigione della figlia e del suo cavallo. Quale?

Sussurrare ai cavalli: un dono concesso solo a pochi

Continua, Annie, raccontando una storia lontana. Tra gli uomini che imbrigliarono per la prima volta i cavalli, ce ne furono alcuni che ebbero una sensazione, un’intuizione: nel momento forte, coercitivo, della cattura, sentirono che potevano “vedere nell’anima di quelle creature e lenire le ferite che vi trovavano. I segreti bisbigliati dolcemente nelle orecchie turbate.”

Annie stava parlando di quegli uomini che erano conosciuti come i “sussurratori”.
L’alleanza con l’uomo non poteva che rimanere per sempre fragile perché il timore che egli aveva instillato nei cavalli rimase impresso come un marchio, un imprinting indelebile.

Da qui la scelta di assumere Tom, uno che ci sapeva fare con i cavalli…e con le persone. Un “sussurratore”, appunto.

Già per il romanzo da cui attingono i due sceneggiatori del film, Eric Roth e Richard La Gravenese, nel ritrarre i caratteri dell’uomo che sussurrava all’orecchio di Pilgrim, l’autore si è ispirato ad un personaggio reale. Si tratta di Buck Brannaman.

Ma chi era Buck Brannaman? E come divenne un “sussurratore”? Dopo un’infanzia di abusi, Buck Brannaman, è stato in grado di trasformare il suo dolore in una dote preziosa: riuscire a comprendere il mondo interiore dei cavalli con cui aveva convissuto fin da bambino.
Dall’attenta osservazione delle mandrie dei selvatici mustang americani, imparò tutto quello che c’era da sapere per opporsi alla rigida e violenta doma tradizionale praticata in quelle terre e introdurre un metodo completamente diverso, basato sulla reciproca comprensione e sull’empatia.

buck brannaman

Secondo Brannaman, come ogni relazione, anche quella con il cavallo rispecchia aspetti personali non risolti. “Il modo in cui un cavallo ti risponde, racconta molto della tua relazione con lui. Parla anche un po’ di come approcci le relazioni con altri esseri umani. Se il cavallo ti accetta nel suo mondo, è probabile che tu sia un essere umano piuttosto piacevole con cui stare. Se non può sopportarti, probabilmente ci sono alcune cose che devi modellare nella tua vita che vanno al di là del rapporto con l’animale”.

È chiaro che la sua riflessione va molto oltre il rapporto uomo-cavallo per entrare in quello della vita e delle relazioni personali.
In quest’ottica, il rapporto con il cavallo diventa un insegnamento per imparare a superare gli ostacoli e i traumi che la vita talvolta ci riserva. Ci “costringe” alla relazione con il presente impedendoci di indugiare nel passato doloroso.

Proprio per questa sua profonda esperienza, Brannaman ha accettato di assistere Robert Redford, nel ruolo non facile di “sussurratore”, come consulente sul set del film .

Cosa sussurrano gli uomini che parlano ai cavalli?

Ma chi sono i “sussurratori”?. Cosa sussurrano e a quale scopo?
I cosiddetti “sussurratori” – horse whisperers, in inglese- sono fondamentali, e non solo per aiutare cavalieri ed amazzoni a superare i propri traumi o a stabilire un nuovo approccio positivo con il cavallo.

Il loro metodo si fonda, per lo più, sulla doma etologica e su un metodo dolce, basato sul rinforzo positivo per riabilitare i cavalli che hanno subito dei traumi.
Non è sempre facile giungere ad un successo anche usando questo metodo, e spesso il trauma viene superato solo in parte. Quando questo accade, per lo più, secondo Brannaman, “sono gli umani a essere responsabili del loro fallimento nel non aver aiutato un cavallo a imparare quello che non doveva fare prima che diventasse troppo pericoloso”. In questa visione c’è un messaggio importante che naturalmente travalica il mondo equino.

Come Brannaman, anche Monty Roberts, soprannominato “l’uomo che ascolta i cavalli”, ha imparato il linguaggio non verbale dei cavalli, osservandoli allo stato brado. Chi s’intende di doma dei cavalli conoscerà il metodo a diffusione mondiale del “join up”. Questo nuovo approccio adottato da Roberts, ribaltava completamente gli schemi del mondo equestre, e fu così rivoluzionario da incuriosire addirittura la Regina d’Inghilterra che rimase molto colpita durante la presentazione pratica del metodo.

In realtà, la doma etologica del cavallo, o doma dolce, è una pratica che affonda le sue radici nel passato. Già nel 350 a.C. Senofonte, nel suo Trattato sull’equitazione, raccomanda un addestramento “senza dolore”, partendo dal presupposto che un cavallo felice sarà anche più efficiente.

senofonte l'arte di cavalcare

“Addestramento gentile” significa rispettare la naturale comunicazione con i cavalli. In pratica la doma dolce si basa sul presupposto che un cavallo, trattato con dolcezza e comprensione della sua natura, sarà più disposto ad instaurare un rapporto collaborativo con chi lo cavalcherà.

Questo metodo, dunque, trae il suo fondamento dall’importanza di comprendere e condividere il codice comunicativo del cavallo. Tra i due, è l’uomo che si deve adeguare al cavallo, imparando il suo linguaggio.

I gesti e le parole che usa normalmente l’uomo quando lancia i comandi, sono segnali che spesso il cavallo non comprende o fraintende.
Si tratta di un animale molto legato ai suoi istinti che, in natura, appartiene ad un branco dove ogni esemplare ha un diverso modo di comunicare a seconda del suo ruolo nel gruppo e della gerarchia. Il movimento del corpo dell’addestratore e la voce diventano, dunque, ingredienti fondamentali per creare l’empatia necessaria e per costruire con il cavallo un rapporto proficuo e duraturo.

Sussurrare ai cavalli significa dire piano e a bassa voce che li abbiamo capiti, che siamo con loro e che insieme faremo qualcosa. Di grande, di piccolo, non ha importanza. Quello che conta è che lo faremo insieme con rispetto reciproco. Che poi, è un po’ il segreto di ogni convivenza di successo.

L’uomo che sussurrava ai cavalli: un film sui cavalli e sulle persone

Dunque, “L’uomo che sussurrava ai cavalli” è un film sui cavalli e sulle persone, su tutti noi che abbiamo a che fare con la vita. Forse un po’ prolisso, a tratti melodrammatico, senz’altro doloroso, come sa essere la vita.

E’ un film che ci insegna che amore e dolcezza sono gli unici veri ingredienti efficaci per superare il dolore. Ci insegna il “trucco” per entrare nel cuore ferito di chi soffre anche quando tutto sembra inutile. Ci insegna a parlare piano, ad “entrare” in punta di piedi, a non pretendere, ma a chiedere con dolcezza e pazienza.

conoscere il linguaggio del cavallo

Mentre corrono le immagini mozzafiato sullo schermo, impariamo che il dolore ha un suo tempo, quello di rimarginare la ferita. Un tempo lento che va sentito e accettato con comprensione e rispetto…sempre, sia che si tratti di un animale che di una persona.

cavallo di Barbie

Un mondo di giochi a cavallo

No Comments

I giochi a cavallo. Per la rubrica “Dall’animazione all’Action figure, un mondo a cavallo”, vogliamo parlarvi del cavallo nel gioco. Un mondo che ammalia grandi e piccini, al punto da muovere rave e collezionisti di tutto il mondo.

 

cavallo giocattolo

Un mondo di giochi a cavallo per i bambini di tutti i tempi

Erano gli albori della storia e già i bambini giocavano immaginando di cavalcare un agile destriero. Ben presto è nato il giocattolo del cavallo che ha assunto, nei secoli, diverse sembianze.

Inizialmente, l’espediente più immediato, e anche il più semplice, per emulare le cavalcate dei grandi era quello di cavalcare un bastone.

Ma, nell’ambito dei giochi “cavallereschi”, il giocattolo più “pedagogico” e il più gradito a chi si accingeva a fare i primi passi, è stato senz’altro il cavallino a traino su rotelle. Un vero e proprio strumento di psicomotricità ante-litteram. Chi di noi non ne ha avuto uno? Visitate le cantine dei vostri genitori e, forse, avrete la fortuna di ritrovarlo. ?

Nel passato era molto più di un semplice gioco. Infatti, era fondamentale per i rampolli dei nobili affinché imparassero a cavalcare con dimestichezza fin da piccoli.

cavallo a rotelle

Bisognerà attendere il Seicento per incontrare i primi esemplari di cavalli a dondolo, veri e propri capolavori di artigianato, sempre riservati ai bambini più abbienti. Sembra che il primo cavallo a dondolo risalga al 1610. Ora è gelosamente custodito al Victoria & Albert Museum di Londra dove grandi e piccini possono ammirarne la bellezza. Preziosamente decorati, i primi cavalli a dondolo erano in legno, cartapesta o metallo, spesso ricoperti con pelo animale.

Sarà solo tra il XIX e il XX secolo che, anche grazie a nuovi materiali e moderne tecniche di lavorazione, i cavalli giocattolo diventano più semplici ed accessibili a tutti. Da questo momento in poi, almeno un destriero giocattolo cavalcherà nella camera di ogni bambino.

Dai cavalli più antichi e preziosi, a dondolo, a rotelle, a quelli bellissimi per le giostre, il mondo dei bambini si colora e si anima. A proposito, ti piacerebbe ammirare qualche esemplare di questi meravigliosi giocattoli e seguirne il percorso storico? Puoi farlo! Lo sapevi che esiste il Museo del Cavallo Giocattolo? È a Como ed è un luogo veramente speciale dove chi è grande torna piccino mentre i più piccoli possono far galoppare l’immaginazione. Un luogo che custodisce un passato generoso e che trova nella cultura il tramite tra le diverse generazioni.

cavallo a dondolo

 

È chiaro che il cavallo, vero o giocattolo che fosse, già nel passato, appassionava e conquistava i bambini…e non solo. L’ingegno dell’uomo e la crescente attenzione nei confronti dell’infanzia hanno prodotto, nel tempo, svariate e originali tipologie di cavalli giocattolo fino a giungere ai memorabili Micronauti e alle attualissime action figure.

Un mondo di giochi a cavallo: Micronauti che passione!

Che passione quella dei Micronauti! I giocattoli che hanno tracciato la storia dell’intrattenimento e che continuano ad essere considerati pilastri dell’immaginario pop. Per i più giovani è doveroso un piccolo “flash back” per provare a spiegare questo mondo di ricordi, in realtà abbastanza ineffabile per la complessità di emozioni che ha suscitato.

Chi appartiene alla generazione tra i 30 e i 40 anni, ricorderà bene quei personaggini che hanno popolato i giochi e la fantasia della sua infanzia. Stiamo parlando, appunto, dei Micronauti, una serie di action figure che rappresentavano personaggi fantascientifici ispirati ai robot delle animazioni e dei Manga giapponesi dei memorabili anni ‘70.

I Micronauti approdano in Italia dopo il 1977 per dominare le camerette dei bambini, per lo più maschi, fino al 1980. Prodotti dal 1976 dall’americana Mego Corporation, alcuni di loro traggono chiara ispirazione dalle action figure classiche dei “Microman”. Altri, invece, come Baron Karza, erano molto somiglianti a Jeeg, della serie Jeeg robot d’acciaio.

In Italia è stata la GIG ad assicurarsi i diritti di importazione e distribuzione con relativo rebranding. Infatti, il marchio cambia da “Micronauts” a “I Micronauti”.

micronauti

Un successo strepitoso, al punto che la GIG chiese e ottenne la licenza di produrre ulteriori personaggi: King Atlas, Green Baron e rispettivi destrieri, Emperor e Megas, che divennero molto popolari in Italia e nel resto d’Europa, pochissimo negli Stati Uniti.

La caratteristica vincente di quelli che furono i modelli più diffusi in Italia, era quella di avere le parti del corpo che si potevano smontare e collegare tra loro tramite calamite.

Poi c’era la linea di mezzi e basi spaziali, con tanto di spade laser, e degli alieni. È evidente che un’altra fonte d’ispirazione dei mitici Micronauti non poteva che essere Guerre stellari, in particolare il personaggio di Dart Fener per Baron Karza e i soldati imperiali per Force Commander.

Inutile dire che la linea ebbe un grandissimo successo in tutto il mondo. La Mego ne ricavò un fatturato di oltre trenta milioni di dollari all’anno con, in più, vendita di licenze ad altre case per la produzione di gadgets correlati, come puzzle e fumetti.

La stessa Mego, poi, produsse moltissimi gadgets, come veicoli e cavalcature robotiche per i Micronauti e, nientemeno, che la Micronite, una sostanza gommosa rosa, molto simile al pongo, inserita all’interno di un asteroide di plastica.

Il sistema in cui diversi modelli di Micronauti potevano scomporsi in molteplici componenti e, quindi, mutare forma combinandosi fra loro, come Jeeg e molti altri robot giganti giapponesi, li rendeva davvero irresistibili. Poterli trasformare permetteva di saziare il desiderio di manualità tipico dei bambini e di tanti adulti che si appassionarono alle diverse serie.

Sì, proprio così! Per molti, i Micronauti, da appassionante gioco che popolava le stanze della loro infanzia, sono divenuti una vera passione che ha accompagnato anche l’età adulta. Collezionismo, partecipazione a concorsi, fiere …e il gioco è fatto. Un successo che trascende i tempi e le generazioni.

In Italia, la serie dei Micronauti raggiunse l’apice del successo con i personaggi di Baron Karza e Force Commander. Ed è qui che gli appassionati di cavallo ricorderanno le splendide cavalcature, Andromeda e Oberon!

In particolare, i giocattoli di questa serie sono così preziosi da costituire oggi un vero valore. Lo sapevi che le serie complete e in buono stato possono anche avere un valore economico notevole nel mercato dei collezionisti? Vai a frugare in cantina, chissà, magari tra vecchi cavalli a dondolo potresti ritrovare anche una serie completa di Micronauti! ?

Il cavallo di Barbie: il boom di una vita spensierata a cavallo

Le avventure delle bambine dagli anni ‘80 ad oggi potevano davvero prendere vita grazie al leggendario cavallo di Barbie.

Sì, perché Barbie, la bambola più dinamica e multi-potenziale della storia, ha potuto immergersi in nuove e più movimentate avventure insieme al suo nuovo cavallo. Anzi, ai cavalli: proprio negli anni Ottanta, la bambola che ha fatto sognare almeno sei generazioni, divenne abile amazzone di diversi cavalli. La Mattel, infatti, inserì questi bellissimi compagni di gioco anche per andare incontro agli amanti dell’equitazione e ai loro diversi gusti.

Barbie a cavallo

Dal cavallo sauro con le gambe snodate e la sella tipicamente western, al cavallo grigio dalla criniera molto lunga e il passo stile andaluso, fino al cavallo nero e al pony di Skipper, la sorellina di Barbie.

In un ventaglio sempre più dinamico, la bambola più famosa del mondo si cimenta in discipline sempre nuove con la solita destrezza, dal salto ad ostacoli fino al Cross Country.

Come sempre tutto quello che ruota intorno a Barbie deve essere perfetto. Ogni dettaglio viene curato nei particolari perché, come si sa, sono i dettagli che fanno la differenza. Il maneggio diviene un vero e proprio mondo. La stalla con il box, le staccionate, i paddock e perfino le balle di fieno, la carriola, i secchi.

Ma non è finita qui: Barbie è un’esteta precisa ed esigente anche con i suoi cavalli. Ed ecco, allora, tutto quello che serve per la cura del cavallo. Ogni genere di accessorio come le spazzole e i finimenti, la capezza, le redini, la sella, le staffe, i paraocchi. Barbie ha pensato proprio a tutto, anche alle coperte fiorite, molto country, ai para stinchi, para zoccoli, borse per equitazione molto cool, fino agli ostacoli da maneggio.

Naturalmente l’abbigliamento di Barbie e delle bambine che montano sui pony non poteva non essere disegnato e cucito assecondando il fashion mood: stivali per equitazione, stivali da pioggia, il casco per montare e il giubbotto di protezione.

Tutto, ma proprio tutto, all’insegna delle tendenze della moda dagli anni Ottanta ad oggi. Poi si aprirà il sipario alle nuove tecnologie. Come?  Negli anni 2000 è stato presentato il cavallo che parla e nitrisce e infine il cavallo interattivo. Con l’aiuto delle più moderne tecnologie, si muove da solo a comando e interagisce con il comando vocale.

Insomma, tutto nel mondo di Barbie rappresenta molto di più di un’evoluzione continua negli anni: una vera e propria rivoluzione per rendere questo mondo irresistibile!

I soldatini a cavallo: pezzi unici e irrepetibili

Un altro tuffo nostalgico nei giochi “a cavallo” degli anni ’80 e ’90 ci porta a riscoprire i soldatini.

Al Museo del Cavallo Giocattolo di Como, potrai ammirare anche la collezione di preziosi soldatini in piombo, dipinti minuziosamente a mano. Fanno parte della tipologia “Norimberga” nota per aver fabbricato i soldatini bidimensionali che, per questo, vengono definiti anche “piatti”. In scala 1:32, poggiano su una piccola base, sono alti circa 4 cm e ognuno di loro cavalca uno splendido destriero.

Il bello di questi irresistibili e, spesso molto antichi, compagni di giochi, non è solo il loro aspetto compiuto, quanto l’idea vincente di montarli, incollare elementi e, soprattutto dipingerli.

Be’, qui entriamo nel mondo complesso e intrigante del modellismo vero e proprio. Milioni di bambini in tutto il mondo sono divenuti abili artisti tutte le volte che aprivano impazienti il magico pacchettino.

La scatolina che custodiva i pezzi dei soldatini con tanto di pennellino e tempera per dipingerli, era uno scrigno che schiudeva un mondo. Un mondo di future avventure, frutto di un lavoro sottile, fine, che trasformava nelle mani dei bambini, ben fatti oggetti seriali, di fabbrica, in preziosi esemplari, unici perché personalizzati.

museo di como

Non è difficile immaginare che quegli oggetti che uniscono pregiate fatture industriali ad artistici tratti artigianali, conquistarono e conquistano il mondo degli adulti.

Se si vuole avere un’idea dell’ampiezza di questa passione, basterà dare un’occhiata alle collezioni di soldatini commercializzata niente meno che dalla De Agostini!

Nei negozi specializzati, oppure on-line, ogni canale è buono per acquistare, vendere, scambiare e confrontarsi sugli eroi che prima di latta, poi di piombo, infine di plastica, cavalcano l’avventura dell’immaginazione in groppa ai loro cavalli.

My little pony: un successo cosmico

Chi di noi ha avuto la fortuna di vedere I giocattoli della nostra infanzia (The Toys That Made Us), la serie approdata su Netflix qualche anno fa, non ha potuto esimersi da un prolungato “Ooohh” di stupore scoprendo che avrebbe potuto diventare ricchissimo, solo conservando una di quelle collezioni di quando erano bambini.

E questo vale più che mai per le action figure di My little pony. Deliziosi (e un po’ leziosi) piccoli quadrupedi che hanno reinventato la bambola moderna in un’epoca dominata da Barbie, regalando stupore e meraviglia ai bambini.

my little pony action figure

Bianchi, rosa e azzurri questi piccoli ponies, immersi in un mondo di favola, indossano i colori dell’arcobaleno…simbolo di inclusione?

Quei variopinti ponies parlano e interagiscono con gli uomini. Vivono a Ponyville, una piccola cittadina fondata dai ponies di terra, ma aperta anche ai pegasi e agli unicorni, e hanno davvero conquistato il mondo dei piccoli e…non solo.

Lo sapevi che quello di My little pony è un vero e proprio mondo che vanta numerosissimi fan adulti?

Un articolo di Repubblica del 2013 scriveva così: “Arrivano da tutto il mondo, hanno circa vent’anni, e sono per lo più ragazzi. Sono i seguaci del cartoon “My Little Pony”, parte dell’ultimo insospettabile fenomeno di massa. Un documentario ne racconta vita e passione: tra costumi di peluche, buoni sentimenti e un dubbio finale.”

Una vera e propria comunità digitale con migliaia di seguaci, dall’America a Tel Aviv. Professano i valori dell’amicizia, del rispetto per chi è “diverso” (ecco l’arcobaleno inclusivo) e del prossimo in generale. Non hanno altra guida spirituale al di fuori dei My little Pony. È così che i piccoli ponies multicolor, amati dalle bambine degli anni ‘80, assurgono inaspettatamente a profeti di pace e amore.

Questa imponente e variegata community di fan, si riunisce sotto il termine dei brony. Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che è stata creata negli Stati Uniti una convention, chiamata BronyCon, proprio per loro. Lo scopo? Riunire il fandom.

Ed ecco che il “dubbio finale” dell’articolo di Repubblica trova una sua spiegazione… sì perché, tra le migliaia di visitatori, non ci sono solo genitori con i loro bambini, ma adulti di ogni età, spesso vestiti come i loro personaggi preferiti, che si ritrovano ogni anno per celebrare il favoloso mondo di Twilight Sparkle e co.

Tutto questo crea un “miscuglio”, una sorta di dualismo quantomeno sospetto. Un contrasto accentuato tra lo stile dell’animazione, il pubblico di riferimento e un riscontro non contemplato, su target non previsti. Si crea, dunque, un’imprevista confusione di intenti poco chiari, quando non ambigui e, comunque, non sempre così positivi. In realtà la community dei brony è un fenomeno complesso, che merita un’opportuna ricerca.

Non per niente, nel 2019, è stato pubblicato un libro “Il mondo dei brony. Indagine sul fandom di My Little Pony” di Francesco Toniolo, proprio per indagare in modo approfondito la community dei brony.

brony

Se ne desume che, dietro la passione degli adulti per i piccoli ponies, spesso si nasconde la ricerca di una via di fuga da depressione, esclusione sociale, bullismo. Molti degli intervistati tra i brony ammette di aver ritrovato la gioia di vivere, proprio immergendosi nel mondo delle animazioni e delle action figure dei My little pony. Insomma, amicizia, altruismo, pace… e tanto altro, nel magico mondo delle Mane Six, con un dubbio che resta…

Spirit: cavallo selvaggio

In questa rassegna, non poteva mancare la più recente tra le action figure equine: Spirit, il cavallo ribelle. Qui siamo andati oltre, quanto a tecnologia. Con questi cavallini, immancabili tra i giochi dei millennials, basta premere sul muso perché il cavallo reagisca con movimenti e con effetti sonori.

Premendo il pulsante sulla schiena, invece, è possibile fargli alzare e poggiare sul pavimento la zampa anteriore, oppure farlo arretrare sulle zampe posteriori. Ancora, può impennarsi come un vero cavallo. Le zampe sono tutte snodabili perché possano correre e saltare simulando contemporaneamente i suoni realistici del galoppo.

La criniera è morbida per poter essere spazzolata e per acconciature secondo i dettami dello styling più creativo. I cavallini in plastica vengono corredati anche di svariati accessori: trofei, nastri, spazzole e tutto per la criniera.

Naturalmente, insieme a tutto ciò, esiste la possibilità di costruire degli ambienti equestri ispirati all’animazione.

spirit cavallo selvaggio

Tutto il necessario per favorire il gioco creativo, ancora di più rispetto al passato, grazie ad una tecnologia sempre più evoluta che, anche in questo caso, riesce a valorizzare l’immaginazione e il gioco interattivo.

Insomma, con Spirit, i bambini si sono appassionati ai cavalli di plastica, ma anche a quelli veri, tanto da incrementare, pare, le fila dei piccoli cavallerizzi nei maneggi intorno a casa.

Passione per il cavallo e per tutto ciò che significa cavalcare. Libertà, spirito selvaggio, empatia, passione, grazie al rapporto terapeutico che si crea con questo splendido compagno di giochi e…perché no, di vita.

Non è un caso che il cavallo giocattolo risulti ammaliante per i bambini di tutti i tempi. Lo è il cavallo vero che, non per niente, è l’animale più adatto per sua indole, alla pet terapy e per tutti i casi in cui esista una difficoltà relazionale.

pet terapy

Il cavallo da millenni stimola la positività di chi lo avvicina, divenendo un compagno irrinunciabile e, quando non si può cavalcare davvero, largo ai giochi e all’immaginazione.

Certamente, tra tutte le animazioni “equestri”, con relativi action figure e gadgets, il mondo dei cavalli si è arricchito di nuovi appassionati…chissà magari futuri campioni del mondo equestre!

 

 

 

il cavallo nella storia

I nuovi articoli di Unika. Tra storia e fantasia.

Comments off

Gli articoli di Unika ti porteranno alla ricerca dei variegati percorsi che hanno unito due compagni di viaggio inseparabili: l’uomo e il cavallo.

cavallo libero

Gli articoli di Unika. Dall’avvincente storia del cavallo, agli action figure, passando per la mitologia: una cavalcata all’insegna della cultura.

Con molta emozione vi presentiamo i nuovi articoli di Unika che vi porteranno alla scoperta del variegato mondo di uno degli animali più affascinanti del Pianeta. Un fascino che non deriva solo dalla sua naturale bellezza, ma anche dal sodalizio profondo che ha stretto con l’uomo in tutte le epoche storiche fino ad oggi.

Per questo vi condurremo al galoppo nel mondo del Cavallo nella storia.

Giocheremo con gli action figure e voleremo con Pegaso nelle terre incantate della mitologia: un viaggio senza confini”.

Ripercorrere un tracciato così nobile ed emozionante, ma anche concreto e materiale, accresce il valore di ciò che Unika compie ogni giorno con passione, per favorire e migliorare il legame tra cavallo, amazzoni e cavalieri.

Un legame di cui oggi più che mai si cerca di cogliere l’aspetto meno antropocentrico, con un’ottica sempre più concentrata su quello splendido esemplare della natura che ha contribuito al successo operativo dell’uomo.

Ricerca e sviluppo, sempre orientati al miglioramento di questo rapporto, fanno parte da sempre della mission di Unika. Ultimamente, grazie alla ricerca scientifica sempre più attenta al benessere del cavallo, inteso come “sistema”, e allo sviluppo delle nostre tecnologie, siamo stati in grado di ottimizzare ulteriormente tutto ciò che riguarda l’alimentazione e, più in generale, la cura del cavallo.

Per questo ci emoziona ripercorrere la storia del legame tra uomo e cavallo: perché ci permette di capire ancora meglio il progresso compiuto e, nello stesso tempo, di cogliere, anche dal racconto del passato, rimedi e alimenti fondamentali per il cavallo, sostenibili per lui e per l’ambiente in cui vive.

I nuovi articoli. Il cavallo nella storia: un percorso affascinante

Gli articoli riguardanti “Il cavallo nella storia: un percorso affascinante” ci guidano alla comprensione dell’articolato legame storico tra l’uomo e il cavallo, il miglior compagno di viaggio che da sempre accompagna l’uomo nella storia.

Gli articoli su “Il cavallo nella storia: un percorso affascinante” vogliono farti vivere l’avventura di un volo sulle tappe fondamentali della storia del cavallo, alla scoperta di due inseparabili compagni di audaci imprese e del sodalizio che ha contrassegnato la storia politica ed economica del mondo europeo…e non solo.

Il cammino dell’uomo a fianco del cavallo ha seguito un percorso storico e preistorico lungo migliaia di anni. Il cavallo che porta il guerriero sulla sua schiena, è un’immagine presente nella più antica preistoria quando già ne era esplicito il prestigio anche simbolico.

Entrando, invece, nella storia vera e propria, il fulcro del sodalizio tra uomo e cavallo lo rintracceremo, senz’altro, nella figura del cavaliere medioevale. Tuttavia, le radici affondano ben prima, nella cultura dei nomadi delle steppe che per primi addomesticarono i cavalli.

Dall’animazione all’Action figure, un mondo a cavallo: un tuffo nel mondo dei giochi

Tra storia ed epica arriveremo anche ad analizzare la perdurante sacralità che circonda il cavallo attraverso i segni delle tendenze più contemporanee, riflesse nelle animazioni per bambini, passando per i toys di maggior successo.

Insomma, la sacralità e l’aura avvincente che circondano il cavallo perdurano ancora oggi nell’immaginario occidentale di grandi e piccini!

Sì, un mondo che non è solo dei bambini, ma anche di tutti gli appassionati che anche da adulti, continuano ad ammirare e a collezionare action figure divenuti, in alcuni casi, pezzi di valore milionario. Complice il mondo del web, sostenuto da veri e propri testimonial ed eventi a carattere mondiale. Dai Micronauti ai My little pony, passando per il maneggio di Barbie…il cammino è lungo e lastricato di successi che analizzeremo da diverse prospettive.

Il cavallo nella mitologia: senza confini temporali e geografici

Ogni civiltà ha raccontato leggende e miti sul cavallo. Racconti tramandati dagli anziani, i saggi, ai più giovani, che si sono perpetrati nel tempo e nello spazio. Protagonista il cavallo che ha condiviso spazi e imprese con l’uomo fin dagli albori.

Splendidi animali, accompagnatori di uomini e dei (e non dimenticheremo le donne), il cui fascino mescola la realtà al mito, come accade per gli eroi.

Dal cavallo alato, all’unicorno, attraverso i cavalli che portano il carro degli dei, voleremo con Pegaso, capiremo i Centauri, metà uomini e metà cavalli, ed entreremo nel mondo agguerrito delle Amazzoni.

Non ci saranno confini geografici perché il mito del cavallo si estende da nord a sud e da est all’ovest del mondo, conferendo spirito di avventura, nobiltà e fierezza ad ogni racconto e ad ogni figura umana che solcherà insieme a lui il cammino dell’epica.

E l’avventura epica continua tuttora assumendo tratti e colori delle più belle animazioni, prima fra tutte Spirit, senza dimenticare Pocahontas la principessa forte e coraggiosa che ama gli animali.

Tra storia, mito e toys, passando per le animazioni, percorreremo insieme il mondo di uno degli animali più avvincenti della storia passata e recente, un vero archetipo per tante civiltà che ne hanno cavalcato la gloria.

ARNICA

Arnica: il must-have per il benessere delle articolazioni

Comments off

Nome botanico: Arnica montana
Famiglia: Asteraceae
Parte utilizzata: fiore
Principali attività: antinfiammatoria, analgesica, anti-ecchimotica, antimicrobica.
Impiego terapeutico: ematomi, distorsioni, dolori muscolari e articolari, flogosi locali, punture di insetto ecc.

L’ Arnica montana è una pianta estremamente conosciuta in fitoterapia umana e molto utilizzata anche in fitoterapia veterinaria. Sempre più spesso si parla di Arnica montana e il mercato ormai offre molteplici prodotti a base di Arnica. Sappiamo però come è fatta e di che cosa stiamo parlando?

L’Arnica montana è una pianta erbacea perenne con un fusto semplice e peloso, alto fino a 50 cm. Il rizoma della pianta è profondo e strisciante, mentre i fiori sono di colore giallo-arancione e sono unici per stelo. La fioritura parte da maggio e arriva fino a luglio inoltrato.

L’Arnica montana è conosciuta principalmente per le sue proprietà a uso esterno. Avendo un effetto antinfiammatorio e analgesico è, infatti, in grado di essere un valido alleato nel controllo del dolore locale e non solo: l’Arnica montana è molto utile anche nel trattamento dei lividi (ecchimosi) e nel riassorbimento dei gonfiori post trauma.  I principali testi scientifici di fitoterapia indicano l’impiego dell’Arnica montana nelle seguenti situazioni:

  • Contusioni
  • Ematomi
  • Slogature / traumi
  • Edemi dovuti a traumi
  • Disturbi reumatici
  • Infiammazioni del cavo orale
  • Dolori muscolari ed articolari
  • Infiammazioni causate da punture di insetti

Nel nostro campo specifico di applicazione, ovvero nel mondo equestre, l’Arnica montana è un valido alleato nel trattamento del dolore articolare post allenamento e come gel defaticante per gambe da utilizzare dopo ogni gara e dopo ogni allenamento.

Quindi una buona crema all’ Arnica montana potrebbe essere un ottimo aiuto per:

  • Contrastare il dolore muscolare post lavoro
  • Trattare un dolore localizzato provocato da un trauma
  • Trattare il dolore articolare
  • Trattare i dolori articolari in cavalli anziani
  • Defaticare le articolazioni
  • Lenire ponfi dovuti a punture di insetto

È sempre bene ricordare che le creme a base di Arnica montana vanno sempre applicate su cute integra. Il meccanismo di azione dell’Arnica montana non è ancora conosciuto; tuttavia si pensa che le sue enormi proprietà derivino dalla presenza di lattoni sesquiterpeni e dalla presenza di elenalina. È ideale cercare creme che non abbiamo alte concentrazioni di Arnica montana, in quanto alti quantitativi potrebbero provocare una sensibilizzazione della cute: è sufficiente scegliere una crema che utilizzi una materia prima di buona qualità, ad una buona concentrazione (20-25%).

unika balls

Unika Balls: Divertimento e benessere ovunque

No Comments

Divertimento e salute: una combinazione perfetta!

È possibile combinare divertimento e salute? Secondo Unika assolutamente si! Il team di Unika, nel difficile momento del lockdown, ha provato sulla propria pelle le difficoltà che possono subentrare nel momento in cui si è costretti a passare molto tempo chiusi in spazi confinati. Questo ha generato in noi una più forte empatia nei confronti di tutti quei cavalli che sono costretti a passare lungo tempo nei box, senza alcuna distrazione. Così ci abbiamo voluto provare e abbiamo cercato di unire ciò che pensiamo saper fare bene, al concetto di gioco e svago. Da questi due concetti sono nate le Unika Balls. 

Unika ha messo a punto un prodotto totalmente nuovo, che stravolge e rinnova il concetto di mangime complementare: si chiama Unika Balls ed è molto di più di un passatempo per cavalli. 

Unika Balls si presenta come una sfera provvista di una corda di fibre naturali grazie alla quale può essere appesa al box o nel trailer e che il cavallo può gustare durante l’arco della giornata.

Unika Balls

La sua funzione non è solo quella di intrattenere il cavallo, ma permette anche di aggiungere alla sua dieta giornaliera importanti sostanze come piante officinali, elettroliti, vitamine, minerali e molto altro in un modo totalmente nuovo.

Siamo abituati infatti ad immaginare un mangime complementare come una polvere o un liquido che viene aggiunto alla razione alimentare quotidiana all’interno della mangiatoia, mentre Unika Balls stravolge completamente questo concetto rappresentando una sorta elemento complementare sospeso!

https://youtu.be/MqJK1v65iiA

Che cosa puoi trovare nelle Unika Balls?  

Unika Balls Elyte:  

  • Cloruro di potassio 
  • Cloruro di sodio 
  • Magnesio 

UNIKA BALLS ELYTE

Unika Balls Gastro:  

  • Carbone vegetale 
  • Melissa officinalis  
  • Litotamnio  
  • Malva sylvestris 
  • Althea officinalis  
  • Mentha x piperita  
  • Stevia rebaudiana  

UNIKA BALLS GASTRO

Unika Balls Prequalm:  

  • Magnesio 
  • Passiflora incarnata 
  • Triptofano  
  • Stevia rebaudiana 

UNIKA BALLS PREQUALM

Unika Balls Herbs:  

  • Rosmarinus officinalis  
  • Magnesio 
  • Thymus vulgaris  
  • Mentha x piperita  
  • Stevia rebaudiana 

UNIKA BALLS HERBS

Calendula-(2)

Attività protettiva della calendula

Comments off

Nome botanico: Calendula officinalis L.
Famiglia: Asteraceae
Parte utilizzata: foglie e sommità fiorite
Principali attività: antinfiammatoria, antisettica, cicatrizzante, idratante
Può essere utilizzato per: trattare la pelle sensibile, screpolature, pelle lesa, pelle con dermatite, ulcere, foruncoli, ipercheratosi, contusioni.

Originaria dell’Europa centrale, orientale e meridionale, la Calendula officinalis è una meravigliosa e conosciutissima pianta aromatica annuale o biennale con foglie lanceolate, con capolini larghi 4-7 cm e bellissimi fiori ligulati molto numerosi, di colore giallo e arancione.

I principali componenti di questa droga vegetale sono:

  • Flavonoidi
  • Oli essenziali
  • Polisaccaridi
  • Terpeni
  • Gomme e resine

Il principale utilizzo della calendula in fitoterapia è nell’uso esterno. Questa pianta ha, infatti, enormi proprietà rigenerative della cute: il suo uso topico determina una migliore elasticità della pelle, garantendo così una migliore resistenza della stessa ad urti e contusioni. Inoltre, la calendula viene indicata come particolarmente utile per facilitare i processi di guarigione in caso di dermatiti, arrossamenti cutanei, bruciature, ulcerazioni.

Le proprietà emollienti della Calendula officinalis garantiscono un trattamento delicato ma efficace sulla pelle, garantendo allo stesso tempo una corretta rimarginazione delle ferite e la stabilizzazione della salute della pelle. Infine, la calendula può anche applicata localmente per combattere le problematiche di infiammazione del cavo orale.

Si tratta, quindi, di una pianta amica della cute a 360°.

COPERTINA_STORE

ALICIA STORE

Comments off

BANDIERA INGLESE

 


“Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di allenarmi con alcuni dei migliori cavalieri al mondo (tra cui Scott Brash e Marlon Zanotelli) e di capire l’importanza di avere una buona gestione, di un allenamento corretto e del giusto programma di alimentazione. Tutto ciò mi ha portato buoni risultati negli spettacoli internazionali amatoriali.

BIOGRAFIA STORE

Alicia monta a cavallo da ormai 25 anni, tuttavia si è dedicata maggiormente a questo sport negli ultimi 10 anni, acquistando cavalli da competizione e investendo nel suo team. I suoi obbiettivi futuri sono di continuare a viaggiare per partecipare a concorsi 1* / 2* in tutta Europa.


RISULTATI STORE

Ultime competizioni e gare

1° Settembre 2019 – LGCT Rome small tour 2*



2° Settembre 2019 – LGCT St Tropez small tour 2*



2° Agosto 2017 – LGCT Valkenswaard small tour 2*

Alicia & Unika

Alicia è un amazzone di grande esperienza che ha avuto l’opportunità di allenarsi con cavalieri di grande spessore. Noi l’abbiamo scelta per entrare a far parte del team Unika poiché, come noi, è convinta che la priorità sia il benessere dei suoi cavalli, a cui dedica grande attenzione, cura e amore. Alica ama particolarmente Gastrosan per mantenere in salute lo stomaco dei suoi cavalli (https://bit.ly/Gastrosan_IT).

Big

Tecnologia big: mangimi a basso indice glicemico

Comments off

Unika, presente da 10 anni sul mercato dell’equitazione, sperimenta da tempo nuove formulazioni alimentari, capaci di andare incontro alle fisiologiche necessità dei cavalli sportivi. Sulla base di attente ricerche scientifiche, esperienze sul campo e preziosi contributi da parte di alcuni nutrizionisti, Unika ha studiato formulazioni mangimistiche basate sulla Tecnologia B.I.G (BIG significa Basso Indice Glicemico).

Perché formulare mangimi che apportino un basso indice glicemico nel metabolismo del cavallo?

Oggigiorno l’alimentazione del cavallo allevato dall’uomo è basata principalmente su foraggi e concentrati a base di varie miscele di cereali, ma ciò non rispetta la fisiologica propensione dell’animale. Nel corso dell’evoluzione, l’apparato digerente del cavallo ed il suo metabolismo si sono dovuti adattare ad un’alimentazione completamente basata su alimenti umidi e fibrosi. Il cavallo, in natura predilige erba fresca e solamente in casi eccezionali si ciba di foglie, gambi, steli, cortecce, radici e piante selvatiche. L’ alimentazione a base di foraggi verdi fornisce più del 90% della quota di fibre e una piccola parte di carboidrati non strutturati (amido+ zuccheri + pentosani) che non hanno alcuna incidenza significativa sull’incremento glicemico.

Nei foraggi verdi la quota di zuccheri semplici contenuta è sempre molto bassa. Il processo di digestione delle molecole complesse di cellulosa e emicellulosa, contenute nei fieni e nei foraggi, avviene tramite processo di fermentazione da parte della flora batterica intestinale. Questo processo ha come elemento finale gli acidi grassi volatili, o AGV (acido propionico, acido butirrico ed acido acetico), che vengono a loro volta assorbiti nel circolo sanguigno. L’assorbimento degli acidi grassi a livello ematico non provoca innalzamenti glicemici, in quanto l’acido butirrico e l’acido acetico vengono utilizzati nel metabolismo dei grassi mentre l’acido propionico viene convertito dal fegato in glucosio, senza innalzare la concentrazione di zuccheri nel sangue.

Al contrario l’alimentazione “moderna” del cavallo allevato dall’uomo rompe completamente gli schemi. Le necessità dell’uomo hanno infatti modificato l’alimentazione del cavallo, portandolo ad un’alimentazione prevalentemente secca e basata sui cereali. La necessità poi di incrementare l’energia disponibile per cavalli sottoposti a intensi sforzi fisici, ha portato ad aumentare le dosi di cereali somministrati e, di conseguenza, anche la quota di zuccheri.

L’alimentazione basata su grandi quantitativi di carboidrati e di zuccheri (il più comune è il melasso) sottopone il cavallo a continui sbalzi glicemici, portando anche alla grave problematica di riduzione della sensibilità all’insulina delle cellule dell’organismo (paragonabile al diabete alimentare dell’essere umano). Bisogna osservare che i cereali non sono chimicamente tutti uguali, anzi. La tabella sottostante evidenzia come ci sia una proporzione inversa tra amido e tenore di fibra grezza.

 
Amido
Fibra grezza Proteine

Frumento
55 2,3 11,3

Orzo
50 4,5 10

Mais
63,5 2,6 7,8

Avena
38 10,2 10

Miglio
59,5 9,3 11,5

Patata disidratata
63 2,7 3,4

Crusca frumento tenero
23 7,2 16,5

Crusca frumento duro
22 10,5 13,8

Per tutti i cavalli e, in particolare, per i cavalli atleti, è indispensabile assumere una dieta bilanciata che non porti ad improvvisi aumenti di zuccheri nel sangue e conseguenti sbalzi glicemici, in quanto questi possono causare serie compromissioni dello stato di salute del cavallo. La tecnologia BIG (Basso Indice Glicemico) ha come obiettivo principale fornire una dieta equilibrata e bilanciata che sia capace di ridurre e contenere il più possibile l’insorgenza di picchi di zuccheri nel sangue.

COSA OFFRE  UNIKA?

I nostri mangimi raggiungono l’obiettivo della tecnologia BIG grazie alle seguenti caratteristiche:

  1. Pochi cereali.
  2. Nessuna traccia di mais e relativi sottoprodotti.
  3. Nessuna traccia di melasso.
  4. Nessuno zucchero aggiunto (sciroppi di glucosio, polpe di frutta).
  5. Contengono fibre digeribili (no alle fibre lignificate come vinaccioli, bucce d’uva, bucce di semi di girasole).
  6. Contengono oli vegetali grezzi a elevato tenore di lecitine (cioè non centrifugati).
  7. Contengono proteine nobili (intese come proteine fornite dalla soia o da prodotti derivati dai semi della soia).

Di conseguenza, i mangimi di Unika, basati sulla tecnologia BIG, sono in grado di:

  1. Fornire al cavallo atleta elevate quote di sostanze grasse che, per loro natura, forniscono una enorme quantità di energia digeribile (specie se paragonata ai cereali).
  2. Fornire fibre altamente digeribili che consentano all’organismo una disponibilità di energia pronta all’uso. Questo avviene tramite la fornitura di polpe di barbabietola, buccette di soia, pastazzo di agrumi, trebbie di birra, che sono alimenti a bassissimo tenore di fibre lignificate. La loro digestione e la loro fermentazione consentono al cavallo di recuperare un’elevata quota di energia. Sono state definite anche “superfibre” da diversi lavori scientifici pubblicati dalla Kentucky Equine Research (KER), proprio per il loro elevato apporto di fibre altamente digeribili e, quindi, in altre parole, si possono considerare come alimenti energetici nella dieta del cavallo. Al contrario la presenza di alimenti con fibre molto lignificate come la paglia, il fieno molto maturo di medica, le bucce d’uva, i vinaccioli e le bucce di semi di girasole, sarebbe solo un peso per la digestione del cavallo e fornirebbe solo modeste quote di energia utile per il cavallo agonista.
liquirizia

La liquirizia: un aiuto naturale per il benessere dello stomaco.

Comments off

Nome botanico: Glycyrrhiza glabra L.
Famiglia: Fabaceae
Parte utilizzata: radici e stoloni
Principali attività: espettoranti, emollienti, antiflogistica, spasmolitica, antisettica e cicatrizzante
Può essere utilizzato: in caso di gastriti, ulcere gastriche, in forme di congestione delle vie aeree

La Glycyrrhiza glabra, meglio conosciuta come Liquirizia, è forse una delle più famose erbe officinali: chi non ha mai visto in un banchetto di caramelle ambulante i famosi bastoncini di liquirizia? Tuttavia, la Liquirizia non è soltanto buonissima, ha anche proprietà fitoterapiche davvero degne di nota.

Nella medicina popolare veniva utilizzata per ridurre la tosse, in quanto stimola la produzione di saliva. Non solo. Recenti studi hanno attribuito alla Liquirizia ottime capacità nel trattamento delle ulcere gastriche e nelle gastriti: infatti la Glycyrrhiza glabra è in grado di aumentare i livelli di prostanoidi a livello gastrico, garantendo così un’attività citoprotettiva. Tale fitocomplesso viene anche utilizzato in molte preparazioni ad uso esterno per attenuare irritazioni, ulcere, dermatiti. Infine, la Liquirizia ha proprietà lenitive e idratanti per pelli sensibili e secche.

Si tratta davvero di una pianta di cui fare tesoro per il benessere del nostro cavallo!